Con l'arrivo dell'autunno molte famiglie italiane valutano cosa fare con la seconda auto in garage: una utilitaria Euro 3 o Euro 4 che consuma più del previsto, ha superato i 150.000 km e non giustifica più tagliandi e assicurazione. La rottamazione non è solo una scelta ecologica: dal 1° luglio 2026 il bonus PNRR da 9.000-11.000 euro per le elettriche private è chiuso, e chi cerca informazioni sulla demolizione vuole capire se conviene ancora consegnare il veicolo al centro di raccolta o se esistono altre agevolazioni legate al rottame.
Come si rottama un'auto in Italia oggi
La procedura ufficiale è descritta dall'ACI: il proprietario consegna l'autoveicolo a un centro di raccolta autorizzato oppure, se acquista un veicolo nuovo, al concessionario che gestisce la pratica per conto del demolitore. Al momento della consegna il gestore rilascia il Certificato di Rottamazione Digitale (CRD) e deve richiedere la cancellazione dal Pubblico Registro Automobilistico entro 30 giorni consecutivi. Dal 7 giugno 2024 ogni presa in carico passa obbligatoriamente dal Registro telematico dei veicoli fuori uso (RVFU), come previsto dal DPR 177/2022 pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Documenti da portare: carta di circolazione, certificato di proprietà, targhe e documento d'identità. Il ritiro del veicolo completo è gratuito per legge; restano a carico del proprietario gli emolumenti ACI (13,50 euro), i diritti Motorizzazione (10,20 euro) e l'imposta di bollo sulla pratica (32 euro), per un totale di 55,70 euro. Se l'auto non è marciante, il carro attrezzi può costare 80-100 euro, anche se molti demolitori lo offrono incluso nel valore del rottame.
Quanto vale la vecchia auto da rottamare
Il compenso del demolitore dipende dal peso del veicolo e dal valore dei ricambi recuperabili, non dal ferro grezzo (quotato intorno a 0,16 euro/kg sul mercato italiano). Per una berlina o un'utilitaria standard le offerte oscillano indicativamente tra 100 e 500 euro; SUV e furgoni leggeri possono superare quella fascia per il maggiore peso. Prima di firmare conviene chiedere almeno tre preventivi e confrontare con una valutazione di vendita privata o verso concessionario: se l'usato vale 800-1.200 euro, la vendita resta più conveniente della demolizione pura.
Esempio concreto: una Fiat Punto Euro 4 del 2008 con 180.000 km, revisione in regola e bollo pagato. Il demolitore propone 180 euro; un compratore privato potrebbe offrire 900 euro, ma con tempi di vendita di settimane e rischio di visite saltate. Se non servono incentivi legati alla rottamazione, la scelta dipende dal tempo a disposizione e dallo stato meccanico.
Dove la rottamazione è ancora obbligatoria nel 2026
Il DPCM Automotive 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, sposta il focus dagli ecobonus generalizzati per le auto private verso misure mirate. Ecco i casi in cui la demolizione di un veicolo usato resta condizione di accesso:
- Furgoni commerciali N1 e N2 a combustibile tradizionale: il contributo (fino a 10.000 euro con rottamazione di un veicolo della stessa categoria fino a Euro 4) è subordinato alla consegna del mezzo da demolire.
- Furgoni elettrici o ibridi plug-in per PMI: gli importi salgono fino a 20.000 euro con rottamazione contestuale, a seconda di massa e alimentazione.
- Noleggio a lungo termine sociale: persone fisiche con ISEE inferiore a 30.000 euro possono accedere a un contratto di almeno 36 mesi su auto nuova Euro 6 fino a 135 g/km di CO₂, ma devono rottamare un'auto di categoria M1 fino a Euro 4 intestata a sé o a un familiare convivente da almeno 12 mesi. Fondo: 50 milioni di euro, gestito dall'ACI.
- Motocicli e ciclomotori elettrici o ibridi (dal 2027): contributo del 20-30% fino a 2.000-3.000 euro con rottamazione di un veicolo Euro 0, 1, 2 o 3.
- Promozioni delle case automobilistiche: molte offerte autunnali — ad esempio su SUV prodotti a Melfi — prevedono permuta o rottamazione per sbloccare sconti aggiuntivi sul prezzo di listino.
Per le auto elettriche private il bonus PNRR da 11.000 euro con rottamazione Euro 5 non è più prenotabile dopo il 30 giugno 2026. Restano attivi il bonus colonnine domestiche (80% fino a 1.500 euro) e gli sconti per conversione GPL (400 euro) o metano (800 euro) su veicoli da Euro 3 in su, senza obbligo di demolizione.
Costi mensili di tenere la vecchia auto
Prima di rottamare conviene sommare le spese reali di gestione. Su un'auto benzina Euro 4 da 1.200 cm³ con 15.000 km annui e consumi di 7,5 l/100 km, a 1,75 euro/litro il carburante costa circa 118 euro al mese. Assicurazione RC per un guidatore esperto in provincia: 35-55 euro al mese. Bollo auto: da 150 a 250 euro l'anno a seconda della regione e dei kW (consultare la guida ACI per il calcolo regionale). Manutenzione ordinaria — olio, filtri, pastiglie, revisione biennale — altri 30-50 euro al mese di media. Totale indicativo: 200-270 euro mensili, senza contare riparazioni impreviste su un motore con oltre 150.000 km.
Se il veicolo vale 300 euro sul mercato del rottame ma costa 250 euro al mese da mantenere, la rottamazione diventa economicamente sensata anche senza incentivi statali, soprattutto se la revisione è scaduta o se si avvicina un cambio di pneumatici da 400 euro.
Bollo, assicurazione e revisione dopo la radiazione
Secondo l'ACI, l'obbligo di pagamento del bollo cessa con la radiazione dal PRA, non con la semplice consegna al demolitore. Se hai già versato il bollo per un periodo in cui l'auto era già radiata, rimborso o compensazione seguono le regole della regione di residenza. L'assicurazione RC va disdetta o sospesa dopo la radiazione per evitare addebiti automatici. Per verificare che la pratica sia conclusa puoi richiedere una visura PRA (circa 6 euro) o iscriverti al servizio AvvisACI per ricevere conferma via email o SMS.
Prima di consegnare l'auto al centro di raccolta, controllare che revisione e tagliandi siano in regola evita sorprese in fase di passaggio di proprietà verso un concessionario che gestisce rottamazione e acquisto contestuale; il calcolo scadenza revisione di CarDiary aiuta a verificare la data del prossimo controllo obbligatorio partendo dall'immatricolazione.
Fermo amministrativo: cosa cambia dal 2026
Fino a poco tempo fa un veicolo con fermo amministrativo non poteva essere radiato. Con l'entrata in vigore della Legge 14/2026, dal 20 febbraio 2026 la demolizione è possibile anche con fermo amministrativo attivo, purché la richiesta di radiazione sia corredata dall'Attestazione di inutilizzabilità rilasciata dal Comune, come spiega la scheda ACI dedicata. Attenzione: il debito che ha generato il fermo resta; la rottamazione libera il veicolo ma non cancella multe, bollo arretrato o sanzioni pendenti. In questi casi non spettano incentivi per l'acquisto di un veicolo nuovo.
Vendere, rottamare o tenere: una checklist pratica
Rottamare conviene se: il valore di mercato è inferiore a 500 euro; servono requisiti per noleggio sociale, furgone agevolato o promozione con permuta; l'auto ha costi di riparazione superiori al valore residuo; non si vuole più gestire bollo e assicurazione.
Vendere conviene se: l'usato ha ancora domanda locale (utilitarie Euro 5-6 con pochi chilometri); il veicolo è revisionato e con tagliando recente; si hanno settimane per chiudere la trattativa senza fretta.
Tenere conviene se: l'auto è ancora affidabile, i costi mensili rientrano nel budget e non esiste un incentivo che giustifichi il passaggio immediato a un veicolo nuovo.
Tenere traccia di carburante, interventi in officina e chilometri percorsi in CarDiary permette di confrontare i costi reali degli ultimi dodici mesi con il valore del rottame e decidere con numeri alla mano se la vecchia auto merita ancora un posto in garage.