Seguire Google Maps o TomTom per evitare la coda sembra una scelta ovvia, ma quando decine di migliaia di automobilisti ricevono lo stesso consiglio la rete urbana reagisce in modo che non si vede dal sedile del guidatore. Una ricerca del CNR-Isti e dell’Università di Pisa, pubblicata sulla rivista Nature Communications, ha simulato il traffico a Firenze, Milano e Roma integrando tracce GPS, la rete di OpenStreetMap e i percorsi proposti da Google Maps, TomTom, Bing Maps e Mapbox. Il filo conduttore non è demonizzare il telefono in cruscotto, ma capire perché il tragitto «più veloce» può riempire ancora di più tangenziali e grandi assi proprio nelle ore difficili.
Cosa cambia quando molti seguono lo stesso algoritmo
I ricercatori hanno fatto variare il tasso di adozione dei navigatori, da zero fino a uno scenario in cui tutti seguono le indicazioni. All’aumentare dell’uso, cala la diversità dei percorsi: nel caso estremo la riduzione può arrivare fino al 14% rispetto a uno scenario senza suggerimenti algoritmici. Gli automobilisti vengono canalizzati verso autostrade urbane e arterie ad alta capacità, quelle che gli algoritmi considerano efficienti per velocità e capacità di assorbimento. Anche le emissioni di CO₂, nelle simulazioni, si concentrano di più su quelle infrastrutture, come riportato da Ingenio nel resoconto dello studio.
Perché Milano, Roma e Firenze non danno la stessa risposta
La forma della città conta quanto l’app installata. A Milano, dove il flusso tende a spostarsi dal centro verso viali periferici, interviste e articoli come quello de Il Giorno mettono in guardia sul rischio di «colorare di rosso» la circonvallazione mentre le strade centrali sembrano più libere: il beneficio locale per chi evita il centro può scaricarsi su quartieri densamente abitati lungo le tangenziali. A Roma alcuni scenari simulati mostrano addirittura un peggioramento delle emissioni quando la concentrazione su arterie già saturate supera certe soglie. Firenze, con una rete diversa, resta nel set di città analizzate ma con dinamiche proprie. Lo studio confronta servizi diversi: non esiste un unico comportamento valido per tutti i navigatori e per tutte le metropoli.
Traffico leggero e traffico pieno: due mondi
Quando la rete scorre, l’itinerario ottimizzato di solito accorcia distanza o tempo e le emissioni medie tendono a scendere. Il quadro si complica con congestione alta e molti utenti attivi: i benefici ambientali restano evidenti se usa il navigator solo una minoranza, ma si attenuano man mano che cresce la quota di automobilisti che obbedisce allo stesso suggerimento. Per molte combinazioni città-servizio i ricercatori individuano una fascia di adozione indicativamente tra il 60% e l’80% oltre la quale i vantaggi si riducono, spariscono o, in casi come Roma, si invertono. È il punto in cui l’ottimizzazione individuale smette di sommarsi a un beneficio collettivo, come sintetizza anche Strade & Autostrade.
Segnali che vedi tu, non solo nel grafico
In coda sulla Tangenziale Est di Milano, sulla Grande Raccordo Anulare o sulle bretelle verso Firenze succede spesso che Waze e Google segnalino lo stesso «percorso alternativo» che, dieci minuti dopo, è già pieno. Il display mostra ancora minuti risparmiati, ma il tempo reale cresce perché la capacità della strada è finita. Altro indizio: il navigator spinge verso uscite che conosci già come collo di bottiglia nei giorni lavorativi, oppure ti fa attraversare zone a traffico limitato senza che tu abbia scelto consapevolmente quell’itinerario. In quelle condizioni ha senso zoomare la mappa, verificare limitazioni ZTL e decidere se conviene restare su un percorso abituale piuttosto che inseguire una scorciatoia condivisa da migliaia di altri veicoli.
Scelte utili prima di partire e durante il viaggio
Se devi attraversare la città negli orari di punta, imposta la destinazione con anticipo e guarda due percorsi proposti, non solo quello evidenziato: a volte la variante più lunga in chilometri resta più prevedibile. Disattiva temporaneamente la modalità «tempo più breve» se l’app lo consente e valuta strade che conosci come stabili, soprattutto se trasporti passeggeri o hai appuntamenti serrati. Per gli spostamenti professionali fuori sede, quando devii per evitare un tratto congestionato conviene registrare chilometri e tratte reali: con CarDiary puoi calcolare il rimborso chilometrico sulla base delle tabelle ufficiali senza perdere i dati del viaggio effettivo. Infine, se noti che certe uscite diventano sistematicamente ingestibili, segnala l’ingorgo nell’app: non risolve da solo la rete, ma aiuta gli altri automobilisti a non convergere tutti sullo stesso punto.
La ricerca apre a navigatori più «consapevoli del sistema», capaci di distribuire il traffico e non solo di minimizzare il tempo del singolo. Nel frattempo, chi guida in Italia può trattare il percorso suggerito come un consiglio da verificare con la propria esperienza locale, soprattutto quando il display promette miracoli proprio mentre la tangenziale davanti a te è già rossa.