Chi fa il pieno oggi vede un numero unico sul display, ma dietro quel prezzo al litro si sommano tasse, costi di raffinazione, margini commerciali e voci tecniche che raramente compaiono in modo chiaro sullo scontrino. Una di queste è la cosiddetta componente bio, introdotta dalle compagnie per coprire gli obblighi di miscelazione di biocarburanti previsti dalla normativa italiana (decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito con legge 11 marzo 2006, n. 81, testo su Normattiva). A fine settembre 2025 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha irrogato sanzioni per oltre 936 milioni di euro a Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil, contestando un’intesa restrittiva sul valore di questa componente tra il 1° gennaio 2020 e il 30 giugno 2023.
Cosa ha accertato l’Antitrust
Secondo il provvedimento del caso I864 «Prezzo del biocarburante per autotrazione» (comunicato anche da Ansa), le imprese si sarebbero coordinate per applicare aumenti simultanei e allineati della componente bio, con scambi di informazioni anche tramite il quotidiano di settore «Staffetta Quotidiana». Nel periodo indagato il valore medio è passato da circa 20 euro per metro cubo nel 2019 a circa 60 euro per metro cubo nel 2023; in termini di litro, l’AGCM indica che a fine 2019 la componente bio era intorno a 0,026 euro al litro e, all’avvio dell’istruttoria, circa 0,058 euro al litro, su un margine lordo dell’ordine di 0,20 euro al litro. Repsol e Iplom sono state escluse dall’accertamento.
Le sanzioni individuali, sempre secondo l’Autorità, ammontano a 336,2 milioni per Eni, 172,6 per Q8, 163,7 per Ip, 129,4 per Esso, 91,0 per Tamoil e 43,8 per Saras. Le compagnie hanno annunciato ricorsi e difese sul merito; per l’automobilista la questione resta concreta: la componente bio incide sul prezzo finale di benzina e gasolio, indipendentemente dal modello che si guida.
Componente bio, accise e prezzo che pagate oggi
È importante non confondere la componente bio con le accise e con l’IVA, che restano la parte maggiore del costo al litro e sono fissate dallo Stato. La multa AGCM riguarda invece una quota commerciale legata agli obblighi di immissione di biocarburanti: non è obbligatoriamente dettagliata sul totem del distributore, ma fa parte del prezzo che pagate quando rifornite un’utilitaria, un’ibrida o un SUV aziendale.
Nel frattempo il mercato ha mostrato segnali misti. Unem riporta che a settembre 2025 la benzina in media è stata pari a 1,707 euro al litro e il gasolio motori a 1,632 euro al litro, livelli non così bassi per il mese di settembre dal 2021, con vendite di benzina in crescita dell’8,7% rispetto allo stesso mese del 2024. Prezzi più contenuti e chilometri in più non annullano però la domanda di trasparenza sulle voci nascoste del litro.
Quanto pesa sul budget di un’auto media
Per capire l’ordine di grandezza, conviene lavorare su litri e chilometri reali. Un’auto che consuma 6,5 litri ogni 100 km e percorre 15.000 km l’anno brucia circa 975 litri di benzina. Con un prezzo medio di 1,707 euro al litro, la spesa annua è circa 1.664 euro solo di carburante, IVA inclusa. Se la componente bio rappresenta circa 0,05 euro al litro (valore indicativo nel periodo finale dell’indagine AGCM), su 975 litri si arriva a quasi 49 euro l’anno imputabili a quella sola voce, prima ancora di considerare l’effetto degli aumenti coordinati contestati dall’Autorità tra 2020 e 2023.
Su un pieno da 45 litri a 1,707 euro al litro spendete 76,82 euro. Una differenza anche di pochi centesimi al litro sulla componente bio, moltiplicata per decine di rifornimenti, diventa visibile nel foglio Excel di chi gestisce più vetture o un unico mezzo per lavoro e famiglia. Per chi usa l’auto in azienda, il chilometraggio documentato resta fondamentale quando si chiede il rimborso spese: le tabelle ufficiali per i costi chilometrici si trovano sul portale ACI e nel tool CarDiary dedicato al calcolo del rimborso chilometrico.
Gasolio, flotte e autotrasporto
La stessa logica vale per il gasolio. Un diesel da 5,5 litri ogni 100 km su 20.000 km annui assorbe circa 1.100 litri; a 1,632 euro al litro la spesa supera i 1.795 euro. Camionisti e piccole imprese con furgoni hanno subito nel periodo dell’indagine rialzi generalizzati su tutta la rete: quando una voce come la componente bio si muove in sincrono tra i grandi operatori, la concorrenza sul prezzo finale si indebolisce proprio sulla fetta del margine che dovrebbe variare di più tra un distributore e l’altro.
Il decreto-legge n. 162 del 2025 ha introdotto misure di sostegno per l’autotrasporto, tema già legato ai costi del gasolio; resta comunque utile separare gli aiuti fiscali temporanei dalla struttura di costo di ogni litro, compresa la quota bio obbligatoria per legge.
Cosa può fare chi guida ogni giorno
La sentenza Antitrust non restituisce automaticamente centesimi sullo scontrino del prossimo rifornimento: servono eventuali risarcimenti civili o azioni collettive, percorsi lunghi e ancora da definire. Nel frattempo conviene trattare il carburante come qualsiasi altra spesa ricorrente del veicolo: annotare data, litri, prezzo al litro e chilometraggio al momento del pieno, così da vedere se un distributore costa sistematicamente di più rispetto a un altro sullo stesso tragitto casa-lavoro.
Confrontate anche self e servito, e tenete d’occhio le promo delle carte carburante, senza però confondere sconti spot con un prezzo base strutturalmente più alto. Chi ha più auto in famiglia o in azienda può incrociare i dati di consumo con le scadenze di revisione e bollo usando promemoria digitali, incluso il calcolo della scadenza revisione su CarDiary.
Registrare ogni rifornimento in CarDiary aiuta a collegare litri spesi e chilometri percorsi e a capire se il costo alla pompa sta mangiando più budget del previsto, indipendentemente dalle vicende giudiziarie delle compagnie petrolifere.
Prospettive per il mercato e per i nuovi motori
L’obbligo di biocarburanti non sparisce con la multa: resta ancorato alla normativa europea e italiana sulla decarbonizzazione dei trasporti. Hybrid e plug-in, che a settembre 2025 hanno pesato per oltre la metà delle immatricolazioni secondo Unrae, riducono i litri annui ma non eliminano del tutto la dipendenza dalla benzina per chi fa molti km extraurbani. Le elettriche pure evitano la pompa, spostando il costo energetico sulla bolletta e sulla ricarica.
Per chi resta su benzina o gasolio, la lezione del caso I864 è semplice: il prezzo al litro non è solo «caro» o «economico», ma somma di parti diverse, e una di queste — la componente bio — è stata al centro di una delle sanzioni antitrust più pesanti mai viste nel settore energetico italiano. Tenere sotto controllo consumi e spese resta l’unico modo per difendersi, litro dopo litro, mentre si attendono gli esiti dei ricorsi e le possibili iniziative dei consumatori.