La sera del 30 settembre 2026, sull’A30 Caserta–Salerno nei pressi dello svincolo di Sarno, una donna è uscita dalla propria auto dopo un tamponamento leggero per controllare i danni ed è stata travolta da un’altra vettura in transito. La Procura di Nocera Inferiore ha aperto un’inchiesta per chiarire dinamica e responsabilità, ma per chi guida ogni giorno su tratte a tre corsie il messaggio è immediato: un urto a bassa velocità può trasformarsi in tragedia se si resta in piedi tra i veicoli che continuano a passare.
I primi secondi: frenata, quattro frecce e valutazione dello spazio
Dopo il contatto il riflesso più comune è alzare il freno a mano, accendere le luci di emergenza e guardarsi nello specchietto. Il Codice della strada, all’articolo 140, impone a ogni utente della strada di non creare pericolo o intralcio e di salvaguardare la sicurezza; in autostrada questo si traduce, prima di tutto, nel capire se l’auto è ancora guidabile e se esiste margine per spostarsi senza bloccare il flusso. Se il motore risponde, i pneumatici reggono e non fuoriesce liquido, l’obiettivo non è «sistemare la situazione lì» ma allontanare il veicolo dal punto di massimo rischio.
Spostarsi sulla corsia di emergenza, non fermarsi al centro
Sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali l’articolo 176 vieta di circolare sulla corsia di emergenza se non per arrestarsi o riprendere la marcia, e impone di uscire dalla carreggiata impegnando per tempo la corsia di destra e la corsia di decelerazione. In pratica, dopo un tamponamento senza feriti gravi conviene segnalare il cambio corsia, mettersi il più a destra possibile e finire la manovra sulla banda di emergenza o, se il tratto lo consente, raggiungere la prima piazzola o area di servizio. Fermarsi in corsia di marcia «solo per un attimo» lascia l’auto esposta al secondo impatto, quello che spesso fa più danni del primo urto.
Quando scendere — e dove mettere i piedi
Scendere in carreggiata per fotografare il paraurti, misurare un graffio o discutere con l’altro conducente significa condividere lo spazio con auto e camion che arrivano a velocità autostradale. Le forze dell’ordine e i gestori stradali ripetono da anni la stessa indicazione: i passeggeri, se possibile, restano in vettura con cinture allacciate; chi deve uscire lo fa dal lato opposto al traffico, indossa il giubbotto ad alta visibilità e non sosta mai tra le corsie o dietro il paraurti rivolto verso la carreggiata. Il triangolo di emergenza va piazzato a distanza sufficiente a monte del veicolo fermo, secondo quanto previsto dal regolamento di esecuzione del Codice della strada, non accanto al cofano dove un’altra auto potrebbe non vederlo in tempo.
Chiamate utili e cosa dire al 112
Se ci sono feriti, fumo anomalo, perdite di carburante o dubbi sulla stabilità del veicolo, la priorità è la chiamata al 112 con indicazione precisa del chilometro, della direzione di marcia e del numero di corsia. Autostrade per l’Italia mette a disposizione aggiornamenti viabilità e il call center 803.111 attivo h24; sui tratto gestiti da Anas valgono gli stessi principi, con segnalazioni che spesso compaiono anche sui pannelli a messaggio variabile. Anche quando l’urto sembra banale, segnalare l’evento ai soccorsi stradali evita di restare soli in un punto cieco, soprattutto di notte o in presenza di cantieri che restringono la carreggiata — scenario che le indagini sull’A30 dovranno verificare.
Constatazione e assicurazione lontano dal flusso
Il modulo di constatazione amichevole si compila meglio con entrambe le auto ferme in un luogo sicuro: piazzola, area di servizio, parcheggio dopo lo svincolo. Scattare foto serve, ma va fatto da fuori dalla sede di marcia o dal marciapiede di emergenza, mai camminando parallelamente al flusso. Per la responsabilità del tamponamento il riferimento resta l’articolo 149 sulle distanze di sicurezza: di regola risponde chi urta da dietro, salvo comportamenti imprevedibili del veicolo che precede; le contestazioni si risolvono tra assicurazioni e, se serve, perizia, non discutendo in mezzo alla terza corsia.
Dopo l’urto: riparazioni e documenti
Una volta rientrati, conviene fissare subito l’appuntamento in carrozzeria e conservare preventivi, fatture e foto del danno nello stesso filo del resto della manutenzione: tenere in CarDiary lo storico degli interventi sul veicolo aiuta a non perdere pezzi quando l’assicurazione chiede tempistiche e descrizioni precise. Controllare anche eventuali danni nascosti a sospensioni o sensori di assistenza alla guida, sempre più diffusi sulle auto recenti omologate con sistemi ADAS obbligatori.
Cantieri, colonne e secondi tamponamenti
Nei tratti con lavori in corso o traffico a stop-and-go il rischio raddoppia: la colonna si ferma all’improvviso, i guidatori distraiti guardano il navigatore e il tamponamento a catena è frequente. Qui la distanza di sicurezza vale più del tempo «risparmiato» stringendo il veicolo davanti. Se vedete un incidente già avvenuto, non rallentate per curiosità: la frenata brusca in corsia crea il tamponamento successivo. Lasciare passare i mezzi di soccorso e seguire le deviazioni indicate evita di aggiungere un’auto ferma a un quadro già critico.
Fonti utili: art. 140 Codice della strada, art. 176 Codice della strada, comunicazioni viabilità Autostrade per l’Italia.